Invidiamo coloro che hanno contribuito a creare quelle straordinarie condizioni. Sappiamo di essere umili rappresentanti di un’epoca recente e di scarsa importanza; siamo privi della grandiosità dinamica e dell’energia che hanno permesso ai nostri antenati di commettere un tale saccheggio. Questo mondo è una sinfonia. Naturalmente si potrebbe osservare che restaurare un pianeta richiede più energia che distruggerlo, ma non è così. Nonostante il nostro lavoro quotidiano ci lasci stanchi e svuotati, riusciamo sempre a trovare nuovi stimoli emotivi d’interesse, perché rigenerare questo mondo, il mondo di origine del genere umano, in un certo senso è come partecipare allo splendido processo originale della sua distruzione. Esattamente come la risoluzione di un accordo dissonante partecipa alla dissonanza di quell’accordo.


Adesso siamo venuti a Tokio, la capitale dell’isola imperiale del Giappone. Vedete come sono esili gli scheletri dei cittadini? Questo è uno degli elementi che ci permette di identificare questo luogo come il Giappone. Si sa che i Giapponesi erano gente di bassa statura. Gli antenati di Edward erano Giapponesi. Lui è piccolo. (Edith dice che dovrebbe anche avere la pelle gialla. La sua pelle è come la nostra. Perché la sua pelle non è gialla?) — Vedete? — gridò Edward. — Ecco il monte Fuji! — È una montagna bellissima, ammantata di neve. Sulle sue pendici è al lavoro una delle nostre squadre archeologiche, sta scavando gallerie sotto la neve per raccogliere campioni dagli strati di residui chimici, polvere e ceneri del ventesimo secolo. — Una volta c’erano più di settantacinquemila ciminiere industriali intorno a Tokio — afferma con orgoglio Edward, — da cui venivano emesse ogni giorno centinaia di tonnellate di zolfo, protossido d’azoto, ammoniaca e gas di carbonio. Non dobbiamo dimenticare che in questa città circolavano più di un milione e mezzo di automobili. — Molte delle auto sono ancora visibili, ma sono molto fragili, ridotte a lamiere sottili a causa dell’azione dell’atmosfera.



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